MARATO’ DE BARCELONA

Eccomi qui, di nuovo all’inizio di un’altro viaggio che mi terrà lontana da casa per i prossimi dieci giorni…Sono in volo per la Cina e penso…penso…e ripenso.
Da qualche giorno, per l’esattezza dal 16 MARZO, vivo in una sorta di stato di grazia, eppure la mia vita scorre come sempre nella routine della mia “non routine”…famiglia-lavoro-amici-lavoro-famiglia-amici-amici-famiglia-lavoro… E allora perché questo stato di grazia?
Facile, la risposta non è mai stata più facile: MARATO’ DE BARCELONA!
Proprio così, solo cinque giorni fa ho realizzato un sogno, ho compiuto un’impresa, enorme ai miei occhi e gigantesca per le mie gambe, ma soprattutto impensabile alla me di un anno fa. E siccome ogni promessa è un debito, ho mantenuto la promessa: sì, perché quando il giorno del tuo quarantesimo compleanno decidi che meriti un regalo importante, la mente inizia a vagare lontana e quando realizzi che no, non è una nuova Birkin che vuoi ma l’iscrizione ad una maratona…beh, allora capisci che qualcosa è cambiato, che hai sbloccato il livello e sei pronta per provarci.
I miei amici lo sanno, ho iniziato a correre solo un anno fa, più o meno motivata dai chili di troppo, ma subito innamorata di questa disciplina e dei miei compagni di squadra. Se poi aggiungi che tutte le persone a cui tieni davvero fanno parte di questo gruppo, il gioco è fatto!
Ho trascorso gli ultimi tre mesi cercando di impegnarmi al massimo, nonostante questo non posso dire di aver seguito una preparazione impeccabile, tra alti e bassi fisici e soprattutto tra un viaggio e l’altro. In realtà credo che questo sia stato il segreto di tutto il mio divertimento, ho cercato di pensare alle parole e ai consigli che tutti mi hanno dato, tutti quelli che la maratona l’avevano già corsa almeno una volta e chi di maratone invece era più esperto. Non nascondo di essermi sentita molte volte inadeguata ad un’impresa del genere, mi è capitato di pensare che forse mi stavo sopravvalutando e che gli amici mi sostenevano solo per amicizia ma che in realtà, sotto sotto, pensavano: è pazza, non ce la farà mai! Questo succedeva nei momenti più difficili, quando forse è normale cadere preda della paura e dell’insicurezza. Poi c’erano giorni in cui era talmente tanta la voglia di provarci che continuavo a ripetermi che l’unico obiettivo era arrivare alla fine, correre ininterrottamente per 42.195 metri, senza tempi da controllare, solo correre, divertirmi e correre.
Ricordo il giorno, a dicembre, in cui quasi per scherzo dissi a Simone di aver trovato una maratona che si sarebbe corsa nell’unico weekend libero da impegni di lavoro da li a qualche mese: Barcellona, 16/03/2014….lui deve aver visto una luce strana nei miei occhi, quella della determinazione, e non se lo fece ripetere due volte…dopo due giorni eravamo entrambi iscritti a quella maratona…per lui sarebbe stata la settima e la prima all’estero.
Nell’euforia del momento facemmo il resto, prenotato voli, hotel e fissato la data sul calendario. Adesso arrivava il bello, non si trattava più di un’idea, di un “un giorno vorrei fare la maratona”, no no, era lì, vera come vera era la voglia e la paura al tempo stesso.
Poi Simone mi fece scrivere su un foglietto le date disponibili, quelle in cui mi sarei potuta allenare….la mia risposta fu una serie di date in cui sicuramente non sarei stata disponibile, era più facile dirgli quando non c’ero che quando c’ero. Ma lui, anziché scoraggiarsi, iniziò a motivarmi: inutile dire che nella mia preparazione non c’era spazio per ripetute, saltin, lenti collinari…..
Ricordo bene alcuni momenti precisi della mia preparazione: il primo lungo di 26 km. Ad accompagnarmi c’erano Luca, la mia sorellina Pami, la onnipresente Cecilia, il grande amico Gengis e l’immancabile Simone. Se avessero potuto sono sicura ci sarebbe stati anche gli altri, ma quella domenica si disputava una bella gara di trail e alla fine in qualche modo e con il pensiero abbiamo corso insieme lo stesso!
Che soddisfazione dopo! Il ristoro finale perfettamente organizzato a casa Manerchia-Marcelli fu memorabile!
Poi altri ricordi, alcuni non belli, tipo l’uscita con Luca per fare 22 km ma costretti a rientrare dopo appena dieci perché il mio ginocchio si era bloccato…ricordo il dolore, la delusione…ma anche la consapevolezza di non dover pretendere troppo, ci stavo provando e questo era importante.
Momenti difficili alternati a momenti ricchi di soddisfazione: come dimenticare il lungo di 30 km? Quella domenica mattina pioveva e piovve dal primo metro fino all’ultimo: partimmo in 5, Simone, la Cecilia, il Gengis e la mia sorellona Tania. Acqua, fango, salite, asfalto, acqua, tanta acqua: nell’ultima salita, io stremata, la Cecilia avanti, Simone a chiudere la fila, il Gengis al mio fianco a darmi consigli ed a incoraggiarmi. “Tami, sguardo a terra, aiutati con le braccia, respira, tranquilla, è finita, sta per finire, brava Tami, sei arrivata!” E poi gli ultimi km, anche un po’ di discesa e allora ancora consigli ” Tami, giù le braccia adesso, rilassati, spingi il corpo un po’ in avanti e recupera, le gambe vanno da sole, sei in discesa, recupera, brava Tami, ora un paio di km, qualche allungo e abbiamo finito!”.
Ho i brividi nel ricordare quei momenti. Poi il lungo più difficile, quello dei 34, mai fatto, mai portato a casa. Al 27° km, forse anche prima, ancora il ginocchio a fermarmi, io non volevo, soffrivo già dal 15°, ma no, dovevo finire, come avrei fatto a fare la maratona senza quel lunghissimo…..quel giorno partirono con me per i primi 15 km la Pami, la Tania e il Berna, e arrivarono alla fine Luca e la Cecilia. Lo zio Fosco ai ristori sempre impeccabile. Era una bellissima giornata di sole, ma per me fu una sconfitta, mentre piangevo per il dolore continuavo a dire che volevo andare avanti….per fortuna Luca fu inamovibile e mi fece salire in macchina. Sono sincera, per un attimo lo odiai, pensai che non capiva quanto fosse importante per me quel lunghissimo. Sono sincera, non mi sono mai sbagliata tanto in vita mia: è ovvio che lo sapeva e sapeva anche che se non mi fossi fermata in quel momento, la maratona sarebbe stata davvero a rischio. Poi lo stop forzato di dieci giorni, il riposo, il viaggio in Giappone, il tempo per riflettere e raccogliere le forze e rimettere insieme le idee, ma soprattutto riportare il focus sulla motivazione principale: correre e divertirmi.
E poi siamo arrivati: Barcellona, un giro per la città quasi a far finta di essere lì in vacanza senza pensare che il giorno dopo avrei percorso in lungo e in largo quelle strade. Tanta emozione. Il ritiro del pettorale, tutti i riti del caso, la città invasa da runners di ogni nazionalità….ancora tranquilla come se a correre l’indomani mattina sarebbe stato qualcuno diverso da me.
Io e Simone ci eravamo sincronizzati: sveglia alle 5.30, colazione alle 6, si esce alle 7. La partenza è prevista alle 8.30, ma ci sono 18.000 persone da sistemare e allora partiamo con calma. Luca, Edo, la Cecilia e Lorenzo ci raggiungeranno alla partenza e decidono poi di spostarsi all’altezza della Mezza per poi ritrovarci all’arrivo.
Ci siamo: Simo mi abbraccia davanti alla mia griglia, l’ultima, mi abbraccia forte, ci diciamo in bocca al lupo a vicenda, poi lo vedo sparire in mezzo alle migliaia di persone per raggiungere la sua griglia. Io sono tesa, da sola, faccio stretching, ma non so esattamente cosa sto facendo, mi guardo intorno, facce belle, donne, uomini, giovani, meno giovani, spagnoli, francesi, tedeschi, danesi, vedo maglie di tanti paesi e riconosco lingue diverse. Faccio una foto a due ragazze giapponesi, ricambio il sorriso di una ragazza inglese. Mi porto avanti e mi posiziono casualmente tra due uomini, italiani, che si raccontano di dove sono e quante maratone hanno corso…mi guardano, uno legge il mio nome sul pettorale e mi chiede: Tamara, tu quante ne hai fatte? Mi sento piccola piccola e rispondo: questa è la prima.
Allora iniziano a raccontarmi quanto sia bello correre senza badare al tempo, godersi il momento…..e poi siccome nulla avviene per caso, scopro che Andrea è di Perugia, ha un ristorante in centro, e la domenica prima aveva corso la Strasimeno dove ero anch’io. Invece Ciccio è siciliano, di Marsala, ed è produttore di vino! Insomma, anche in quel momento il vino mi stava facendo compagnia!!
Lo sparo è puntuale, 8.30, i top runners partono e a seguire tutte le altre griglie. La nostra passerà dallo Start solo dopo 17 minuti e 1.2 km percorsi a passo.
Incredibile, alla partenza sento la voce di Luca che mi chiama, mi volto sulla sinistra, sono tutti e quattro lì, con la divisa bellissima della Podistica Avis Foiano, e allora parto, felice, è il mio momento!
Continuo a ripetermi che devo andare piano, tenere il mio passo. Simone mi aveva avvertito: Tami meglio se ai 10 passi in un’ora e dieci che sotto l’ora, mi raccomando, sono 42 e voglio che arrivi senza pensare al tempo.
Ma a quell’ora l’aria è ancora fresca, l’adrenalina a mille, controllo il tempo, rallento anche se mi sembra di andare già piano, passo ai 10 sotto l’ora, ma ci siamo, è il mio passo.
Corro con Andrea, mentre Ciccio lo abbiamo perso di vista fin da subito. Ci raggiunge Giovanna, una ragazza abruzzese alla sua seconda maratona, un entusiasmo a dir poco contagioso!
Iniziano i ristori, non ne saltiamo uno, acqua e sali, iniziano anche le salite, ma siamo ancora carichi, poi arriviamo alla mezza e sento ancora le voci di Luca, Edo e la Cecilia! Edo che mi incita, io che mi sbraccio e saluto tutti, sorrido, saluto…..insomma una bambina impazzita!
Arrivano anche i km pesanti, un percorso non bellissimo tra il 23°e 27°, poi ancora gente, tamburi, musica, cori, Animo, Animo….vedo il cartello dei 30 e penso: da ora in avanti è tutto nuovo, succeda quel che succeda restano gli ultimi 12, che vuoi che sia?
Prima di svoltare lungo il viale sul mare mi sento chiamare, io al 31° e Ciccio al 26° ci incrociamo e lui mi riconosce. Urla il mio nome con la gioia di un bambino!
Fa caldo, non so esattamente quanti gradi ci sono, ma penso che devono essere almeno 20, poi scopro che sono 25!
I ristori non sono più ogni 5km ma si fanno più frequenti, inizio a vedere gente ai bordi della strada, molti camminano, altri sono fermi, alcuni sono in preda ai crampi….io non guardo, ho lo sguardo fisso avanti, Antonella mi parla, io a malapena rispondo, ho un nodo alla gola che non mi fa respirare bene, inizio a sentire un formicolio ai piedi, non ci penso, anche la schiena inizia a farmi un po’ male, ma non penso nemmeno a questo. Antonella mi parla, vedo che sta bene, meglio di me, allora le dico di andare, di non aspettarmi perché forse sto rallentando. Lei con un sorriso grande così mi dice: Tama’, ma che mi importa di andare, l’abbiamo corsa insieme e adesso arriviamo insieme!
Degli ultimi due km ricordo solo le urla della gente: Animo Tamara, animo!!! Tamara campeon!! Poi la curva, la strada sale, mi vengono in mente tutte le volte in cui mi hanno detto ” tranquilla tami che poi alla maratona le salite non le trovi!” E rido, come rido!
Ma ormai sono arrivata, supero almeno tre o quattro archi non ricordo, ma quello finale lo vedo, è lì che segna il tempo, ai piedi del Montjuic, e ancora una volta la voce di Luca, mi giro sulla destra, lo vedo da lontano, non riesco a cogliere la sua emozione ma sono sicura che gli è scesa una lacrima.
L’abbraccio finale con Antonella è d’obbligo, la ringrazio, la stringo forte.
Gli ultimi metri verso l’uscita li percorro in estasi, mi passano i sali, recupero le forze, mi tolgono il chip, mi danno la medaglia, ancora non ho versato una lacrima….arrivo all’uscita, salto tra le braccia di Luca, bacio Edo e lo stringo forte mentre mi dice “Bravissima mamma, sei stata fortissima!” Abbraccio la Cecilia e vedo Simone: lui è emozionato, ha le lacrime agli occhi, ci abbracciamo e finalmente anche io piango!
La mia prima maratona si è conclusa in 4 ore e 24 minuti e 50 secondi.
Questo è il tempo registrato non sul mio Garmin ma su quello del Gengis, si perché anche lui ha mantenuto la promessa e sa di cosa parlo. Era un nostro patto fatto dopo l’Invernalissima, e lo ringrazio per averlo mantenuto.
Simone poi ha continuato a farmi piangere, perché dopo un paio di ore dall’arrivo, mi ha detto: ho una cosa per te, tieni! Era il bigliettino che avevo scritto tre mesi prima con le date per l’allenamento, che lui aveva conservato e custodito gelosamente!
Grazie alle mie tre belle sorelle che hanno avuto per me parole di incoraggiamento, ai miei cognati sempre premurosi, agli amici e amiche del gruppo che hanno mandato messaggi prima e dopo, che hanno seguito a distanza la corsa di Simone e la mia, soffrendo con noi ed emozionandosi per noi. Grazie a Stefania, la fisioterapista dalle mani d’oro!
Grazie al Gambina per le bellissime lettere scritte prima e dopo la maratona, alla Fede che si emoziona ogni volta per ognuno di noi come se fosse la prima gara, grazie ai supporters e agli ex-supporters, grazie a chi per la prima volta mi ha fatto salire su un tapis roulant e mi ha detto “adesso fai due km più velocemente che puoi” e mi ha visto quasi svenire dalla fatica; grazie ai miei colleghi che negli ultimi giorni devono aver pensato di avermi persa per sempre tanto ero emozionata e su di giri.
Un grazie lungo 42195 metri lo devo a loro, alla mia famiglia, a Luca che mi ha assecondato in questa folle idea e mi ha sostenuta come sempre ha fatto negli ultimi 24 anni e a Edoardo, al quale spero di aver dimostrato che nessun obiettivo è irraggiungibile se si hanno volontà e determinazione.
E grazie anche a tutti quelli che sono arrivati in fondo alla lettura di queste che volevano essere solo due righe sulla mia prima maratona, ma si sa, il volo per la Cina è molto lungo!

TaMARATONeta

1 thought on “MARATO’ DE BARCELONA

  1. Simone Bernardini Risposta

    Complimenti Tamara!
    E’ sempre questione di testa come dice sempre anche il Gencis!

    Simone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *